Il blog di Claudio De Lucia

INFORMAZIONE SINTETICA ED ESSENZIALE SUL MONDO DELLE LEGGI E DELLA GIURISPRUDENZA

IL SIGINIFICATO DEI TERMINI LEGALI PIU' USATI IN TELEVISIONE E SULLA STAMPA

COME DIFENDERSI DAI PICCOLI SOPRUSI QUOTIDIANI

COME AGIRE EFFICACEMENTE NEI CONFRONTI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E DELLE GRANDI IMPRESE

QUALI SONO I DIRITTI DEI CITTADINI, QUALI LE PIU' RECENTI SENTENZE DELLA CASSAZIONE E COME AGISCONO SULLA VITA DI TUTTI I GIORNI

sabato 16 novembre 2013

Parola agli studenti: è vero che non posso utilizzare il cellulare in classe? … il mio prof però lo usa …

Caro studente,

è vero; il divieto si estende tanto ad insegnanti quanto agli studenti.

 

Abituati a rispettare gli ordini più per timore che non per consapevolezza e conoscenza della legge, gli studenti non sanno che il telefonino in classe è vietato da una circolare ministeriale.  

 

La circolare 362/98 del Ministero dell’istruzione vieta l’uso del telefonino cellulare nelle scuole durante le ore di lezione. Il divieto è generico e, pertanto, fa riferimento tanto ai giovani quanto ai docenti.

 

…perché? Quali sono i motivi? 

L’uso del cellulare, secondo la circolare, "si traduce in una mancanza di rispetto nei confronti degli alunni e reca un obiettivo elemento di disturbo al corretto svolgimento delle ore di lezione che, per legge, devono essere dedicate interamente all’attività di insegnamento e non possono essere utilizzate – sia pure parzialmente – per attività personali" (.…è vietato dunque anche durate le ore di educazione fisica!).

 

 Cosa rischio se mi beccano?

La circolare del ministero non è considerata, dal nostro ordinamento, una legge (o meglio, una “fonte del diritto”). In altre parole, la circolare ha sempre un valore relativo e limitato. Il mancato rispetto del divieto, quindi, non può essere azionato davanti a un giudice e, tutt’al più, può avere valore ai fini disciplinari.

Senza contare il fatto che, a prescindere dall’esistenza o meno del divieto, in presenza di situazioni di emergenza, dettate da uno stato di necessità (per esempio, un malessere fisico) è sempre possibile violare i divieti, anche quelli più categorici.

Dunque, è opportuno non utilizzare il cellulare in classe, limitandone l’uso a casi di particolare urgenza. Ricordate ai prof. che la circolare, qualora facessero finta di non conoscere il contenuto della circolare, estende il divieto anche a loro.

Claudio De Lucia 

mercoledì 13 novembre 2013

L'avv. Angelo Pisani: "cori ingiustificabili, porto la Juventus in tribunale". La richiesta di risarcimento: "1.000 € per ogni partenopeo"

Le polemiche sulla cornice dello Stadium durante Juve-Napoli non si sono certo placate e, anzi, Angelo Pisani, noto avvocato, difensore di Maradona e presidente del movimento Noi-Consumatori, si è spinto anche oltre. Per i cori offensivi ricevuti dai tifosi napoletani, l'avvocato ha deciso di portare la Juventus in tribunale.

 

Sul sito si legge: Domenica - secondo quando denuncia e ricostruisce l'avv. Pisani - in occasione della partita Juventus - Napoli, in diretta televisiva internazionale, allo Juventus Stadium, i tifosi juventini, illegittimamente e senza essere fermati ed allontanati dalla società bianconera responsabile dello stadio, esponevano striscioni violenti e gridavano cori razzisti e discriminatori.

 

Testualmente "lavali, lavali, lavali col fuoco o Vesuvio lavali con fuoco; senti che puzza scappano anche i cani stanno arrivando i napoletani, voi con il sapone non vi siete mai lavati; Napoli merda; Napoli colera, sei la vergogna dell’Italia intera; uccidete questi bastardi napoletani”, diffondendo messaggi razzisti e violenti giunti a tutti i tifosi e telespettatori del mondo, violandosi ogni norma, principio e regola di buon senso, educazione e valori dello sport.

 

Ancora una volta questi tanti personaggi che nulla hanno in comune con i valori dello sport e i principi di socialità e legalità hanno offeso violentemente il popolo partenopeo e rovinato una giornata di sport discriminando e diffamando i cittadini napoletani.

 

Offese ingiustificabili e vergognose - continua l'avvocato - cori e striscioni discriminatori e razzisti, azioni illegali, violenze gratuite e pregiudizievoli contro i cittadini napoletani dai settori del Juventus Stadium con condotta antisportiva e responsabilità oggettiva della società bianconera, che almeno in tribunale deve rispondere adeguatamente per gli inqualificabili gesti e vergognosa moda dei suoi supporter". Proprio per questo motivo Pisani sostiene anche che la società bianconera debba risarcire i cittadini napoletani "per tutti i danni personali, all’immagine, esistenziali ed il buon nome dei tifosi napoletani, calcolato in via equitativa almeno in 1000,oo euro per ogni partenopeo offeso e danneggiato dall’inqualificabile tifoseria bianconera". Vedremo come finirà.

Claudio De Lucia

martedì 12 novembre 2013

Ho un grosso debito e, purtroppo, non riesco a saldarlo. Rischio di ritrovarmi senza l'unica casa che possiedo?

Gentile lettrice, una delle più rilevanti novità introdotte dal Decreto del Fare è, senza dubbio, il divieto di espropriazione dell’abitazione principale. Esso opera, però, solo in presenza di quattro condizioni:

1) deve trattarsi dell’unico immobile posseduto dal debitore;

 

2) il fabbricato deve avere destinazione catastale abitativa. Ne consegue che se il debitore abita in un immobile a uso ufficio la copertura non opera;

 

3) non deve però essere una casa di lusso, a prescindere dalla categoria catastale ufficiale, né appartenere alle categorie A8 (ville) o A9 (castelli);

 

4) il debitore deve avere residenza anagrafica nell’unità in esame.

 

Ciò però non vuol dire che Eqitalia non potrà iscrivere ipoteca sulla casa. L’ipoteca infatti è solo una causa di “prelazione” , e dunque di “preferenza” nella distribuzione del denaro derivante dall’asta, nel caso in cui qualche altro creditore metta in moto il procedimento di espropriazione. Procedimento che, in presenza delle quattro suddette condizioni, Equitalia non può avviare. Infatti, il divieto di espropriazione introdotto dal Decreto del Fare, che opera solo nei confronti di Equitalia e non di altri creditori privati, non esclude che l’abitazione principale sia, tuttavia, ipotecabile in presenza di un debito a ruolo superiore a 20mila euro.

 

Sempre restando in tema di pignoramenti immobiliari, è stato elevato da 20mila a 120mila euro il limite minimo di importo scaduto in presenza del quale l’espropriazione è ammessa: in questi casi, ovviamente, l’espropriazione è possibile solo quando manchino le suddette quattro condizioni.

 

È inoltre necessario che l’espropriazione sia preceduta dal decorso di sei mesi dall’iscrizione dell’ipoteca.

 

Non è ancora chiaro se le nuove condizioni, molto più favorevoli per il debitore, si applichino anche ai pignoramenti già eseguiti e per i quali la vendita all’incanto del bene non sia ancora avvenuta. In attesa di dirimere la questione, Equitalia ha sospeso tutte le procedure in corso alla data di entrata in vigore del Dl 69/13.

Claudio De Lucia

lunedì 11 novembre 2013

Schiamazzi notturni: posso gettare un bel secchio d'acqua dal balcone?

Schiamazzi notturni: attenzione a gettare acqua dalla finestra per allontanare i rumorosi molestatori della quiete.  Si rischia l’imputazione anche per il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni.

 

Rischia di finire imputato per esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 392 c.p.) - nonché per altri reati - chi, pur esasperato dai rumori provenienti da un locale notturno e dal vociare degli avventori sotto la sua finestra, ceda alla tentazione di replicare con il rovescio di secchi d’acqua sui molestatori. 

 

Lo ha stabilito la Cassazione, nella sentenza della VI Sezione penale n. 39869/13, confermando la condanna di un anziano, stanco della musica e della maleducazione dei clienti di una discoteca sottostante la sua abitazione. La Corte ha altresì precisato che, in tema di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, l’effettiva azionabilità della pretesa dell’agente in sede giurisdizionale non costituisce presupposto indefettibile per la configurabilità del reato, essendo a tal fine sufficiente la convinzione soggettiva dell’esistenza del diritto tutelabile.

 

Dunque, cosa fare? Chiamate le forze dell'ordine. L'acqua può far male!

 

Claudio De Lucia

sabato 9 novembre 2013

Debito Pubblico: Cos'è? Perché cresce sempre più?

Si sente molto spesso parlare di debito pubblico e di come esso rappresenti un vero e proprio ostacolo alla crescita del “Bel Paese”. Esso rappresenta sostanzialmente il debito contratto dallo Stato per mandare avanti la pubblica amministrazione e far fronte agli impegni politici, assistenziali, internazionali.

 

Ma perché cresce di anno in anno, nonostante le politiche di austerity degli ultimi governi?

Una delle tante risposte deriva dalla politica, quella sprecona chiaramente, che sperpera il danaro derivante dalle tasse spendendo più di quanto incassa e generando nuovo debito pubblico. Tra le altre cause che fanno lievitare esponenzialmente le uscite vi sono anche le evasioni fiscali, che comportano una sostanziale diminuzione delle entrate.

Tuttavia se confrontiamo quanto l’Italia spende per sanità, istruzione, giustizia, difesa, ecc. rispetto a quanto spendono le altre nazioni a noi paragonabili, vediamo che l’Italia ha delle spese del tutto in linea, ed anzi spesso leggermente inferiori, alle altre nazioni. 

Ma allora qual è la principale ragione del costante aumento del debito?

Sono gli interessi che lo Stato paga sul debito stesso. Come il cliente di una banca che, quando ottiene un prestito, deve mensilmente restituire all’Istituto di credito una parte del capitale e gli interessi, anche per lo Stato vale la stessa regola.

In questo caso, chi presta i soldi allo Stato sono gli stessi cittadini e gli altri Paesi che acquistano le nostre obbligazioni (titoli di Stato come, per esempio, i Bot). Costoro vedono l’altro lato della medaglia: gli interessi – che per il nostro Paese sono il male – per loro sono l’investimento. 

Pertanto,  una parte degli interessi che lo Stato paga sul debito pubblico vanno in tasca a cittadini che hanno risparmiato e che magari integrano i loro redditi per mantenere un tenore di vita accettabile, ma la parte maggiore di queste risorse se ne vanno all’estero (molti Stati hanno acquistato il nostro debito). Questo è ciò che è successo negli ultimi 20 anni.

Dunque, la causa principale del debito pubblico sono gli interessi. Se non vi fossero stati interessi (o almeno non così alti) il debito pubblico oggi non esisterebbe.

Claudio De Lucia

Quali sono i requisiti per poter ottenere il contrassegno di invalidità? Dov'è possibile richiedere il pass? Che validità ha?

Il contrassegno invalidi è un tagliando di colore arancione con il simbolo grafico della disabilità che permette alle persone con problemi di deambulazione e ai non vedenti di usufruire di facilitazioni nella circolazione e nella sosta dei veicoli al loro servizio, anche in zone vietate alla generalità dei veicoli.      

 

Si tratta di una speciale autorizzazione che, previo accertamento medico, viene rilasciata dal proprio Comune di residenza (più esattamente dal sindaco), ma è valido e utilizzabile su tutto il territorio nazionale.


Formalmente è un atto amministrativo autorizzatorio che rimane di proprietà comunale anche se affidato alla detenzione temporanea della persona fisica indicata. 


 Il Codice della Strada dispone che hanno diritti ad ottenere il contrassegno di invalidità le persone con capacità di deambulazione sensibilmente ridotta e i non vedenti. Anche le persone invalide a tempo determinato, in conseguenza di infortunio o per altre cause patologiche, possono ottenere il contrassegno. 

 

La valutazione relativa alla sussistenza dei requisiti sanitari per il rilascio del contrassegno è unicamente del medico legale dell’Azienda Sanitaria competente. Il Comune deve attenersi a quanto certificato dal medico medesimo. 

 

In alcuni casi, i medici hanno ritenuto che, oltre alla disabilità fisica (che indubbiamente incide direttamente sul piano bio-meccanico o neurologico della deambulazione) alcune patologie intellettive e/o psichiche comportano una menomazione sulla capacità di deambulazione tale da giustificare la concessione del pass. 

 

Il pass viene concesso al fine di consentire e agevolare una maggiore mobilità ai veicoli al servizio delle persone invalide. Difatti, il “contrassegno invalidi” permette la circolazione e la sosta negli appositi spazi riservati. 

Come si può richiedere il pass?

Per richiedere il pass è necessaria la certificazione medica rilasciata dalla Azienda Sanitaria di appartenenza dalla quale risulti che l’ufficio medico legale ha accertato che la persona per la quale viene chiesta l’autorizzazione ha effettiva capacità di deambulazione sensibilmente ridotta. 

Che validità ha?

Il contrassegno ha validità per cinque anni, ma può essere rinnovato presentando una certificazione del medico di base che attesti il persistere delle condizioni sanitarie che ne hanno determinato il primo rilascio.

P.S. A partire dal 12 settembre 2012 il vecchio contrassegno di colore arancione è stato sostituito dal contrassegno di coloro azzurro.

(art. 381 del regolamento di esecuzione del Cod. str. - art. 12, comma 3, del Dpr 503/96.) 

Claudio De Lucia

venerdì 8 novembre 2013

Lo sai che ... chi gioca col PC a lavoro rischia il posto?

Rischia il licenziamento un impiegato che durante l'orario di lavoro usa "in continuazione" il computer dell'ufficio per giocare. E, emerso il comportamento scorretto, l'azienda non ha nemmeno l'obbligo di contestare al lavoratore le singole partite giocate. Lo ha sottolineato la Cassazione, con la sentenza 25069/2013, valutando il caso di un impiegato di un'azienda farmaceutica cui veniva contestato di aver giocato al pc per circa 300 ore in un anno.

La Corte d'Appello di Roma nel 2010 aveva dichiarato nullo il licenziamento ritenendo "generica la contestazione che fa riferimento ad un solo episodio" tanto da non consentire al lavoratore una puntuale difesa". Non è di questo avviso la Sezione lavoro della Suprema Corte che nella sentenza evidenzia come "l'addebito mosso al lavoratore non può essere ritenuto generico per la sola circostanza della mancata indicazione delle singole partite giocate abusivamente dal lavoratore".

Quindi "appare illogica la motivazione della sentenza impugnata che lamenta indicazione specifica delle singole partite giocate, essendo il lavoratore posto in grado di approntare le proprie difese anche con la generica contestazione di utilizzare in continuazione, e non in episodi specifici isolati, il computer aziendale". Gli ermellini hanno pertanto rinviato alla Corte d'Appello di Roma per un nuovo giudizio.

 

Claudio De Lucia

mercoledì 6 novembre 2013

Come si calcola la nuova indennità di disoccupazione? Come viene erogata? Vediamo i dettagli

L’indennità mensile Aspi spettante ad un lavoratore viene determinata nel seguente modo. È necessario calcolare la retribuzione media mensile del lavoratore, quale risultato della seguente operazione: retribuzione imponibile ai fini previdenziali degli ultimi due anni divisa per il totale delle settimane di contribuzione e moltiplicata per il coefficiente 4,33. A questo punto, l’indennità Aspi mensile sarà pari:

 

1) al 75% della retribuzione media mensile, nei casi in cui questa risulti pari o inferiore a 1.180 euro (dato prefissato per legge per il 2013, ma soggetto annualmente a rivalutazione Istat);

 

2) al 75% della retribuzione media mensile, maggiorata di una quota pari al 25% della differenza tra la retribuzione media mensile e il predetto limite (1.180 euro), nei casi in cui la retribuzione media mensile risulti di importo superiore a 1.180 euro.

 

In ogni caso, l’importo della prestazione non può superare un limite massimo stabilito annualmente per legge (L. n. 427/1980, art. 1, c. 2, lett. B.), e che l’Inps, mediante la circolare n. 14/2013, ha precisato essere, per l’anno 2013, pari a 1152,90 euro.

 

Il calcolo dell’indennità è disciplinato dalla legge su base mensile. L’Inps ha aggiunto che, nei casi in cui l’indennità da erogare al lavoratore riguardi un periodo di tempo inferiore, l’indennità va divisa per 30 al fine di determinare il valore giornaliero. L’indennità Aspi così determinata viene erogata:

 

a) in misura piena (al 100%) per i primi 6 mesi di fruizione;

b) in misura dell’85% dal settimo al dodicesimo mese;

c) in misura del 70% dopo il dodicesimo mese di fruizione e fino allo scadere del diritto all’indennità.

Claudio De Lucia

lunedì 4 novembre 2013

"Decreto Scuola": assunzione per 69 mila insegnanti. Importante novità: il periodo di servizio necessario per la richiesta di trasferimento in un’altra provincia si riduce da cinque a tre anni

Lo scorso giovedì, la Camera dei Deputati ha approvato definitivamente il nuovo “decreto scuola” il cui effetto più atteso sarà l’assunzione di 85 mila persone. Di queste, 69 mila saranno destinate a docenti, e 16 mila al personale tecnico-amministrativo. Le assunzioni saranno distribuite nel triennio 2014-2016, tenendo conto dei posti vacanti e disponibili in ciascun anno. 

 

Il 50% dei nuovi docenti verrà scelto fra i vincitori del “concorsone” e dei concorsi precedenti; il restante 50% verrà assunto tra i precari presenti nelle graduatorie a esaurimento. Dei 69 mila nuovi docenti, 26 mila saranno destinati a insegnanti di sostegno (12 mila nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria; 14 mila in quella secondaria di I e II grado).

 

Per l’anno scolastico 2013/2014 la dotazione organica di diritto relativa ai docenti di sostegno passa dal 70% al 75% del numero dei posti di sostegno attivati nel 2006/2007. Nel prossimo anno scolastico la percentuale salirà al 90% e arriverà al 100% a decorrere dall’anno scolastico 2015/2016.

 

“Con l’assunzione dei 26mila docenti di sostegno – spiega una nota del Consiglio dei ministri – si darà una risposta stabile a più di 52mila alunni oggi assistiti da insegnanti che cambiavano da un anno all’altro”.

 

Per gli insegnanti arriva anche un’altra importante novità: il periodo di servizio necessario per la richiesta di trasferimento in un’altra provincia si riduce da cinque a tre anni: in questo modo sarà più veloce riavvicinarsi alla propria provincia per chi, pur di ottenere una cattedra, ha accettato trasferimenti in altre città.

 

Resteranno valide le graduatorie del concorso del 2011 fino all’assunzione di tutti i vincitori e idonei, che dovrà avvenire prima dell’indizione del nuovo corso-concorso.

 

Claudio De Lucia 

sabato 2 novembre 2013

Affitti: nasce il fondo “morosi incolpevoli” per gli inquilini che non pagano il canone.

E' stato da poco istituito un fondo di 20 milioni di euro per l’anno 2014 ed altrettanti per il 2015; potranno ricevere aiuti dal fondo i cd. “morosi incolpevoli”, ossia coloro che, senza averne colpa, non riescono a far fronte al pagamento del canone di locazione al proprietario di casa. (cf. Dl 102/2013 art. 6, comma 5.).

 

In altri termini, i morosi “incolpevoli”, ossia con difficoltà economiche, potranno attingere dalle casse dello Stato i fondi necessari per pagare il padrone di casa e non essere sfrattati.

 

Secondo le prime indiscrezioni, il fondo verrà amministrato direttamente dai Comuni in base ad una graduatoria degli inquilini, in seguito ad una divisione proporzionale tra le Regioni.

 
 

Chi sono i “morosi incolpevoli”? 

 

Il concetto di “morosità incolpevole” verrà definito da un decreto ministeriale, che stabilirà anche criteri e priorità che i Comuni dovranno rispettare. “Incolpevole” potrebbe essere, per esempio, la morosità di chi abbia perso il lavoro per causa estranea alla sua condotta; o sia divenuto invalido; o abbia contratto una grave malattia che gli impedisca di svolgere qualsiasi attività. Ma il principio è certamente pericoloso: in Italia, infatti, nell’interpretazione delle norme vige il criterio dell’analogia.

 

... la nuova legge contiene anche una disposizione in materia di esecuzione forzata degli sfratti.

 

La questione diventa quasi “drammatica” per i padroni di casa che vogliano tornare nel possesso delle proprie abitazioni. Con la nuova legge, il Prefetto dovrà adottare “misure per graduare l’intervento della forza pubblica”. Insomma, non sarà più così facile ottenere l’intervento della forza, come lo è oggi.

Si dovrà, allora, fare i conti con la disponibilità di agenti; i Prefetti dovranno organizzare questo servizio che finisce per introdurre, così, una graduazione nell’attività di esecuzione forzata e, di fatto, un ulteriore elemento di proroga nell’esecuzione dello sfratto.

 Claudio De Lucia